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Vitamina D e testosterone: cosa regge dopo gli studi randomizzati
17 studi randomizzati: integrare vitamina D sposta il testosterone di pochissimo, anche con la vitamina D bassa. Da dove nasce il mito e dove l'evidenza manca.

Integrare vitamina D non alza il testosterone in misura clinicamente rilevante. Nella meta-analisi di Abu-Zaid 2024 (17 studi randomizzati) il testosterone totale sale in media di circa 11 ng/dL e quello libero non si muove. Per confronto, fra due prelievi dello stesso uomo fatti in giorni diversi lo scarto supera il 18-28% circa una volta su due, a seconda dell'ormone (Brambilla 2007): anche al 18%, su un valore di 450 ng/dL sono più di 80 ng/dL. Anche negli uomini con vitamina D bassa gli studi randomizzati non trovano effetti. Resta un vuoto: nessuno studio randomizzato dedicato ha arruolato uomini con carenza grave di vitamina D e testosterone basso insieme.
In questa guida
- Integrare vitamina D alza il testosterone?
- Da dove nasce l'idea che funzioni?
- Perché vitamina D bassa e testosterone basso vanno spesso insieme?
- E chi ha la vitamina D bassa?
- C'è qualcuno per cui potrebbe servire?
- Perché a molti sembra che funzioni?
- Allora cosa serve davvero per il testosterone?
- Domande frequenti
Integrare vitamina D alza il testosterone?
Di pochissimo, e solo sul testosterone totale. La sintesi più ampia oggi disponibile sugli uomini adulti è la meta-analisi di Abu-Zaid e colleghi (2024), che mette insieme 17 studi randomizzati controllati. Questi i risultati, ormone per ormone:
| Misura | Effetto medio della vitamina D rispetto al controllo | Lettura |
|---|---|---|
| Testosterone totale (15 studi) | ≈ +11 ng/dL (+0,38 nmol/L, l'unità usata dagli studi principali), intervallo di confidenza al 95% da circa +2 a +20 ng/dL (da +0,06 a +0,70 nmol/L) | differenza media piccola sul valore di laboratorio; la meta-analisi non dimostra un beneficio clinico |
| Testosterone libero (9 studi) | nessuna variazione significativa (l'intervallo include lo zero) | nessuna variazione |
| LH, l'ormone che stimola i testicoli (8 studi) | nessuna variazione significativa (l'intervallo include lo zero) | nessuna variazione |
| SHBG, la proteina che trasporta il testosterone nel sangue (10 studi) | nessuna variazione significativa (l'intervallo include lo zero) | nessuna variazione |
Due dettagli pesano sul verdetto. L'eterogeneità fra gli studi sul totale è alta (I² 67%), quindi la media nasconde studi che vanno in direzioni diverse. Nei sottogruppi il rialzo del totale risulta significativo solo negli studi più lunghi di 12 settimane, con dosi alte (sopra le 4.000 UI al giorno, il limite massimo tollerabile per l'adulto fissato dall'EFSA) e negli uomini più anziani. Sono analisi esplorative, e né lì né nell'analisi complessiva si muove il testosterone libero, la quota non legata alle proteine del sangue.
Una meta-analisi più recente, con un metodo statistico più prudente (Paez-Allendes 2026), su 11 confronti non trova un effetto chiaro sul totale (circa +14 ng/dL, intervallo da circa −14 a +42 ng/dL; in nmol/L +0,47, da −0,50 a +1,44) e giudica bassa la certezza: anche il piccolo rialzo di Abu-Zaid non è un risultato solido.
Per capire quanto valgono 11 ng/dL serve un metro individuale. Nello studio di Brambilla 2007 sugli ormoni riproduttivi e surrenalici, testosterone compreso, circa una volta su due lo scarto fra due prelievi dello stesso uomo supera il 18-28%, a seconda dell'ormone, e circa una volta su quattro supera il 27-54%. Anche prendendo l'estremo più basso, su un valore di 450 ng/dL la normale oscillazione fra due esami supera gli 80 ng/dL (come si legge un valore). Un rialzo medio di 11 ng/dL, sul singolo, non si distingue da questa oscillazione.
Su erezioni e fertilità il quadro non cambia: dove si vede qualcosa, non passa dal testosterone. In una revisione di 10 studi con oltre 13.000 uomini, chi ha una disfunzione erettile moderata o grave, soprattutto di origine vascolare, ha in media meno vitamina D, indipendentemente dai livelli degli ormoni sessuali; gli autori ipotizzano un effetto sui vasi sanguigni (l'endotelio). Gli studi in cui la vitamina D viene somministrata danno però risultati discordanti, e il più grande non trova meno disfunzione erettile (Matukaitienė 2025). Negli uomini infertili due meta-analisi trovano qualche miglioramento del seme (numero e movimento degli spermatozoi). Sul testosterone una non trova differenze (Jiao 2025), l'altra un rialzo piccolo, e in quest'ultima le gravidanze non aumentano (Zhang 2026).
Da dove nasce l'idea che funzioni?
Da un dato biologico e da uno studio del 2011. Nei testicoli ci sono recettori per la vitamina D (Monson 2023), ma la presenza di un recettore non dice se integrarla alzi l'ormone. Pilz e colleghi analizzano 54 uomini (31 con vitamina D, 23 con placebo) presi da uno studio più grande: uomini in sovrappeso inseriti in un programma di dimagrimento, con 25(OH)D (la forma di vitamina D misurata negli esami) sotto i 20 ng/mL (50 nmol/L) e testosterone ai limiti bassi. Nel gruppo vitamina D il testosterone totale passa da circa 309 a 386 ng/dL (da 10,7 a 13,4 nmol/L), circa 78 ng/dL in più; nel gruppo placebo non si muove. È uno dei primi studi positivi citati a sostegno dell'ipotesi.
Il problema sta nel disegno. Il testosterone non era l'obiettivo dello studio, i 54 uomini sono un sottogruppo e il confronto riportato riguarda lo stesso gruppo prima e dopo il trattamento. Erano uomini inseriti in un programma di dimagrimento, e perdere peso di per sé alza il testosterone (Corona 2013). Nello studio completo uomini e donne avevano perso peso in misura simile nei due bracci (−5,7 kg con vitamina D, −6,4 kg con placebo: Zittermann 2009), ma Pilz non riporta quanto abbiano perso i soli 54 uomini né confronta direttamente il gruppo vitamina D con il gruppo placebo. Resta un segnale isolato, in uomini carenti e con testosterone ai limiti bassi, che nessuno studio successivo ha replicato.
Gli studi successivi che non hanno rilevato differenze (Lerchbaum 2017; Lerchbaum 2019) sono stati disegnati dallo stesso gruppo di ricerca di Graz che aveva pubblicato il risultato positivo del 2011. In questi due studi, randomizzati, in doppio cieco e controllati con placebo, il testosterone era l'obiettivo principale, misurato con il metodo più accurato (la spettrometria di massa): in entrambi non è emersa alcuna differenza rispetto al placebo.
Perché vitamina D bassa e testosterone basso vanno spesso insieme?
Perché due valori possono muoversi insieme senza che uno causi l'altro. Negli studi osservazionali, che fotografano chi ha cosa, alcuni trovano che gli uomini con più vitamina D hanno anche più testosterone, altri no, e in due degli studi raccolti l'associazione sparisce quando si corregge per il peso corporeo (BMI) (Monson 2023).
Le cause in comune sono più di una. Il grasso corporeo è la prima: l'obesità abbassa il testosterone (Corona 2013) e si accompagna spesso a una vitamina D più bassa, anche perché la vitamina si deposita nel tessuto adiposo. Contano anche il tempo passato all'aperto e l'attività fisica: chi si muove all'aperto produce più vitamina D e in media è anche più magro. Uno studio osservazionale non riesce a separare questi fili. Nella stessa revisione compare anche uno studio genetico su 4.254 uomini cinesi: chi ha varianti genetiche associate a una vitamina D più alta tende ad avere un testosterone più alto. È però una stima indiretta, su una sola popolazione, che gli studi clinici in cui la vitamina D viene somministrata davvero non confermano.
Per sapere se la vitamina D muove davvero il testosterone servono gli studi randomizzati, in cui l'unica differenza fra i gruppi è l'integrazione. Nella meta-analisi di Abu-Zaid 2024, che ne raccoglie 17, l'effetto quasi sparisce.
E chi ha la vitamina D bassa?
È la domanda giusta, perché l'ipotesi più ragionevole è che la vitamina D serva solo a chi ne ha poca. Due studi randomizzati del gruppo di Graz l'hanno posta in modo diretto, su uomini con 25(OH)D sotto i 30 ng/mL (75 nmol/L) trattati con vitamina D3. È un criterio d'ingresso largo, che non identifica una carenza grave: la media di partenza era di circa 21–23 ng/mL (53–56 nmol/L).
| Studio | Chi | Testosterone di partenza | 25(OH)D di partenza | Durata | Esito sul testosterone rispetto al placebo |
|---|---|---|---|---|---|
| Lerchbaum 2017 | 98 uomini sani, età media 39 anni | ≈ 551 ng/dL (19,1 nmol/L), normale | ≈ 21 ng/mL (53,3 nmol/L) | 12 settimane | variazione mediana nel gruppo trattato ≈ +14 ng/dL (+0,5 nmol/L); nessun effetto del trattamento rispetto al placebo (P = 0,497) |
| Lerchbaum 2019 | 100 uomini (94 analizzati), età media 47 anni | criterio d'ingresso: sotto ≈ 300 ng/dL (10,4 nmol/L), basso | ≈ 23 ng/mL (56,3 nmol/L) | 12 settimane | totale, libero, indice di androgeni liberi (rapporto fra totale e SHBG), SHBG, LH e FSH invariati |
Fra gli studi randomizzati disegnati per il testosterone, il secondo è quello che si avvicina di più all'ipotesi, perché include testosterone basso e vitamina D sotto la soglia d'ingresso.
Esiste poi uno studio coreano, pubblicato sul World Journal of Men's Health nel 2023, che segue per un anno 29 uomini trattati (età media 65 anni; 9 dei 38 iniziali hanno abbandonato) e li confronta con 28 uomini non trattati, senza randomizzazione né placebo. La 25(OH)D di partenza era intorno a 16 ng/mL (≈ 40 nmol/L), quindi più bassa che negli studi di Graz. Nel gruppo trattato il testosterone passa da 460 a 489 ng/dL, una variazione non significativa. Gli autori riportano un miglioramento nei questionari sui disturbi urinari e sui sintomi da calo del testosterone, ma senza placebo non si può distinguere l'effetto della vitamina dall'effetto aspettativa. È uno studio debole e, sul valore dell'ormone, anche qui non si vede un effetto.
Uno studio che non trova differenze non basta da solo a escludere del tutto un effetto. Qui però l'assenza di effetto si ripete in gruppi diversi e il testosterone libero resta fermo in tutte le sintesi: se un effetto esiste, è troppo piccolo per contare nella pratica.
C'è qualcuno per cui potrebbe servire?
Forse, in una nicchia che nessuno studio dedicato ha coperto: uomini con carenza grave di vitamina D e testosterone basso insieme. La meta-analisi di Abu-Zaid 2024 (17 studi randomizzati) comprende due studi in persone con carenza grave di vitamina D e analizza a parte i partecipanti carenti: il testosterone libero non si muove; nei partecipanti carenti l'indice di androgeni liberi (il rapporto fra testosterone totale e SHBG, che stima la quota attiva) scende invece di salire. Nessuno di questi studi è però dedicato a uomini con carenza grave e testosterone basso insieme. L'unico dato favorevole viene da uomini carenti e con testosterone ai limiti bassi (Pilz 2011), ma nasce da un confronto prima e dopo, senza confronto diretto con il placebo, e non è mai stato replicato. In questa fascia un effetto non è né dimostrato né escluso.
Per altri micronutrienti l'effetto può dipendere dalla presenza di una carenza: ne parliamo in zinco, magnesio e boro. Per la vitamina D questa ipotesi resta da verificare.
Perché a molti sembra che funzioni?
Perché ci si basa sul confronto tra un singolo esame prima e uno dopo l'integrazione, quando il testosterone oscilla già da solo. Circa il 30% degli uomini con un primo prelievo «basso» ha un valore normale al secondo senza aver fatto nulla, ed è per questo che le linee guida chiedono almeno due prelievi mattutini a digiuno (Endocrine Society 2018; come si legge un valore: valori del testosterone). Chi inizia la vitamina D dopo un esame basso e ripete il prelievo vedrà spesso un valore più alto solo perché il primo aveva colto un minimo casuale della normale oscillazione, o perché il secondo è stato fatto a un'ora diversa. Senza un gruppo di controllo, un confronto prima e dopo non prova niente.
Allora cosa serve davvero per il testosterone?
Dove l'evidenza c'è, la leva è il peso: nell'uomo sovrappeso o obeso il testosterone risale con il grasso perso, in media circa +83 ng/dL con la dieta e circa +250 ng/dL dopo la chirurgia bariatrica (Corona 2013). Con cali di peso importanti l'effetto supera il rumore biologico: ne parliamo in perdere peso e testosterone. Il quadro completo delle leve, freno per freno, è in cosa funziona davvero; tutto quello che c'è da sapere sull'ormone è nella guida al testosterone.
Se il dubbio è il testosterone, la mossa sensata è misurarlo bene prima di integrare qualunque cosa, con due prelievi al mattino a digiuno come chiedono le linee guida, letti da un medico insieme ai segnali che noti. Se il valore è basso, è il medico a decidere quali esami aggiungere. Zerom parte da qui, da una valutazione seria sui tuoi valori, e ti accompagna nel percorso clinico che ne segue, terapie comprese quando servono.
Il verdetto di questa guida riguarda soltanto il testosterone: una prescrizione di vitamina D per altre indicazioni va valutata separatamente. Nessuna indicazione sulla salute autorizzata in UE parla di aumento del testosterone (Reg. UE 432/2012); sul resto del settore c'è la guida su perché quasi tutti i testosterone booster non funzionano.
Domande frequenti
Ho il testosterone basso: devo controllare la vitamina D?
Non per alzare il testosterone. I due valori bassi possono comparire insieme, ma hanno cause in comune, a partire dal grasso corporeo. Nello studio randomizzato su 100 uomini con testosterone basso e 25(OH)D media intorno a 23 ng/mL, 12 settimane di integrazione non hanno cambiato totale, libero, SHBG né LH (Lerchbaum 2019). Se misurare la vitamina D ha senso per altri motivi lo decide il medico.
La vitamina D alza il testosterone se non sono carente?
Nessuno studio lo indica. Nella meta-analisi di Abu-Zaid 2024 (17 studi randomizzati) l'effetto medio sul totale è di circa 11 ng/dL e sul libero non c'è. Gli studi di Graz hanno arruolato solo uomini con vitamina D sotto 30 ng/mL (75 nmol/L), cioè insufficiente, e anche così non trovano differenze rispetto al placebo, né con testosterone normale (Lerchbaum 2017) né basso (Lerchbaum 2019). Nessuno degli studi di Graz ha arruolato uomini con vitamina D nella norma: se non rispondono nemmeno gli insufficienti, non c'è motivo di aspettarsi di più da chi non lo è.
Quanta vitamina D bisogna prendere per il testosterone?
Nessuna dose ha dimostrato di alzare il testosterone in modo clinicamente rilevante: nella meta-analisi di Abu-Zaid 2024 il piccolo rialzo del totale si concentra con dosi sopra il limite massimo tollerabile, senza effetti sul libero. Non esiste quindi una dose «per il testosterone». Il limite massimo tollerabile fissato dall'EFSA per l'adulto è di 4.000 UI al giorno (100 µg): oltre, prese a lungo, le dosi eccessive fanno salire il calcio nelle urine e nel sangue, ed è su questo criterio che il limite è stato fissato (EFSA 2023). In una meta-analisi su uomini infertili, dosi sopra le 4.000 UI al giorno non sembrano dare benefici in più (Zhang 2026). Se hai valori di vitamina D bassi, dose e durata le decide il medico in base al motivo per cui la prescrive.
Fonti
- Abu-Zaid A, Saleh SAK, Adly HM et al. The Impact of Vitamin D on Androgens and Anabolic Steroids among Adult Males: A Meta-Analytic Review. Diseases 2024;12(10):228. PMID 39452471
- Paez-Allendes L, Valenzuela-Fuenzalida JJ, Moya MP et al. Vitamin D Supplementation, Total Testosterone, and Androgen Bioavailability Markers in Adult Men: A Systematic Review and Meta-Analysis of Randomized Controlled Trials. Nutrients 2026;18(13):2090. PMID 42451097 · DOI 10.3390/nu18132090
- Lerchbaum E, Trummer C, Theiler-Schwetz V et al. Effects of vitamin D supplementation on androgens in men with low testosterone levels: a randomized controlled trial. Eur J Nutr 2019;58(8):3135-3146. PMID 30460609
- Lerchbaum E, Pilz S, Trummer C et al. Vitamin D and Testosterone in Healthy Men: A Randomized Controlled Trial. J Clin Endocrinol Metab 2017;102(11):4292-4302. PMID 28938446
- Pilz S, Frisch S, Koertke H et al. Effect of vitamin D supplementation on testosterone levels in men. Horm Metab Res 2011;43(3):223-225. PMID 21154195
- Zittermann A, Frisch S, Berthold HK et al. Vitamin D supplementation enhances the beneficial effects of weight loss on cardiovascular disease risk markers. Am J Clin Nutr 2009;89(5):1321-1327. PMID 19321573
- Yeo JK, Park SG, Park MG. Effects of Vitamin D Supplementation on Testosterone, Prostate, and Lower Urinary Tract Symptoms: A Prospective, Comparative Study. World J Mens Health 2023;41(4):874-881. PMID 36649925 · DOI 10.5534/wjmh.220180
- Monson NR, Klair N, Patel U et al. Association Between Vitamin D Deficiency and Testosterone Levels in Adult Males: A Systematic Review. Cureus 2023;15(9):e45856. PMID 37750061
- Corona G, Rastrelli G, Monami M et al. Body weight loss reverts obesity-associated hypogonadotropic hypogonadism: a systematic review and meta-analysis. Eur J Endocrinol 2013;168(6):829-843. PMID 23482592
- Brambilla DJ, O'Donnell AB, Matsumoto AM, McKinlay JB. Intraindividual variation in levels of serum testosterone and other reproductive and adrenal hormones in men. Clin Endocrinol 2007;67(6):853-862. PMID 18052942
- Bhasin S et al. Testosterone Therapy in Men With Hypogonadism: An Endocrine Society Clinical Practice Guideline. J Clin Endocrinol Metab 2018;103(5):1715-1744. PMID 29562364
- EFSA NDA Panel. Scientific opinion on the tolerable upper intake level for vitamin D, including the derivation of a conversion factor for calcidiol monohydrate. EFSA J 2023;21(8):e08145. PMID 37560437 · DOI 10.2903/j.efsa.2023.8145
- Regolamento (UE) n. 432/2012 relativo alle indicazioni sulla salute consentite sui prodotti alimentari. EUR-Lex
- Matukaitienė R, Pikelytė A, Žilaitienė B et al. The Association Between Vitamin D Levels and Erectile Dysfunction in Men: A Systematic Review. J Clin Med 2025;14(24):8630. PMID 41464531 · DOI 10.3390/jcm14248630
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- Zhang G, Nelli G, Hoe SZ, Hamdan M. Vitamin D supplementation in infertile men: a systematic review and meta-analysis of effects on semen quality and endocrine function. PeerJ 2026;14:e21002. PMID 42004696 · DOI 10.7717/peerj.21002
Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una valutazione medica. Non è una diagnosi e non indica dosaggi o terapie.






